Heart of the city

Heart of the city

Scrivere un articolo su Seattle e il basket potrebbe essere troppo semplice e scontato.

“The ReignMan” e “The Glove” sono stati due personaggi molto importanti per la Seattle cestistica, ma non solo.

Dopo di loro tutto è cambiato, hanno portato il livello dello showtime proposto nella città degli angeli negli anni ‘80, nella pallacanestro attuale.

Shawn Kemp è il primo giocatore a essere passato dal liceo ai professionisti, dotato di mezzi fisici straordinari per l’epoca, mentre Gary Payton è stato il precursore del playmaker moderno.

Se oggi si sentono nelle telecronache le parole “alley-oop” e si vedono certe tipologie di schiacciate lo dobbiamo in gran parte a questi due personaggi.

Fino a qui tutto molto bello e nostalgico, ma oggi la Seattle cestistica non è morta, anzi è più viva che mai nonostante non abbia più una squadra professionistica.

Lo spunto per questo articolo me l’ha dato un documentario in stile “Sonic Highway” dei Foo Fighters, dove l’allenatore e regista Devin Williams ha girato 6 città americane per raccontare le storie dei licei e di come si vive la pallacanestro in queste città.

La puntata di Seattle è concentrata sulla Garfield High School, una delle più importanti scuole dello stato di Washington.

Il vero spirito di questo sport, ma penso di tutti gli sport, lo si vede in queste squadre di liceali che fanno di tutto per migliorarsi, prima di pensare di diventare, in futuro, giocator NBA, grazie anche ad allenatori che in molti casi diventano quasi secondi padri.

1991 Slam Dunk Contest

“Seattle is underdog”: questa definizione si sente molto spesso nel documentario. Seattle infatti non ha la storia di Chicago, Los Angeles o di NY, ma è una piccola città dove tutti si conoscono e tutti si sentono moto vicini gli uni agli altro come in una grande famiglia dove il collante tra le persone è molto spesso l’amore per lo sport.

In questa città sono cresciuti giocatori importanti come Doug Christie, Nate Robinson, Jamal Crawford e Brandon Roy.

Brandon Roy è uno dei più famosi ex alunni della Garfield High School insieme a Quincy Jones, Jimi Hendrix e Ben Haggerty (in arte Macklemore), che al parquet hanno preferito la musica ottenendo un discreto successo.

La storia di Brandon ha a che fare anche con l’Italia visto che l’anno in cui venne scelto Andrea Bargnani (correva l’anno 2006), Brandon venne scelto alla sesta da Minnesota per poi essere “girato” a Portland.

Chi conosce un po’ di geografia americana, sa che per uno che è nato e vissuto a Seattle andare a Portland è come giocare in casa.

Il primo anno è subito “Rookie of the year” e per i tre successivi anni partecipa all’”All star game” riportando Portland ai fasti di Clyde Drexler.

Purtroppo, a cavallo tra il primo e secondo decennio del nuovo millennio, sulla città dell’Oregon si abbatte un alone di sfortuna immane, fatta di infortuni che colpiscono soprattutto le sue all-star.

Naturalmente viene colpito anche Brandon, tanto che le sue già fragili ginocchia lo abbandonano dopo diverse operazioni, portandolo al ritiro a soli 29 anni e dopo solo 7 stagioni in NBA.

Brandon esce dal mondo del basket professionistico da autentica all-star, non si ricicla come commentatore televisivo o allenatore, ma torna nella sua città natale dalla moglie e dai suoi due bambini.

La passione rimane e ciò si nota anche nel documentario, dove lo si vede tifare dalle tribune e dare consigli ai ragazzi della Garfield High School, come un semplice cittadino qualunque.

Anche questo è il bello di Seattle: zero pressione e 100% passione.

Oggi Seattle, con la perdita di Brandon Roy, è solo e soltanto JCrossover.

Brandon Roy non poteva passare miglior testimone che al suo amico fraterno Jamal Crawford, più vecchio di lui di 4 anni che a differenza del giocatore ex Portland ha faticato molto di più nell’NBA.

Jamal Crawford ha frequentato il liceo a Rainier Beach High School come Doug Christie e Nate Robinson; per l’università, invece, decise di spostarsi da Seattle a Michigan.

Jamal Crawford è conosciuto come uno dei giocatori più emozionanti della NBA. Quello che molti non sanno è che proviene dalla “città della pioggia” ed è una leggenda vivente nel nord-ovest del Pacifico. Devin Williams, in un filmato extra di questo documentario, ripercorre la sua storia parlando con ex allenatori e di come è diventato “JCrossover.”

Per due anni miglior sesto uomo dell’anno, è uno di quei giocatori a cui non daresti due soldi, un po’ come alla sua città natale; il classico “underdog” che, zitto zitto, trasforma in poesia ogni pallone che tocca.

Jamal può tutto con quella palla, non ha il fisico alla Lebron James o il talento del suo conterraneo Brandon Roy, ma possiede un’intelligenza cestistica che in pochi hanno.

UW-Brandon-Roy

Ha fatto fatica a farsi notare; addirittura nel 2011 deve sostituire il suo amico Brandon a Portland, ma è ai Clippers, nel 2012, che trova finalmente la sua collocazione definitiva.

Per chi non lo sapesse, è uno dei soli quattro giocatori nella storia della NBA (gli altri sono Wilt Chamberlain, Bernard King e Moses Malone) ad aver segnato 50 o più punti in una partita con tre squadre diverse.

In conclusione, questa è la Seattle cestistica, dove per strada si vedono ancora le maglie di Kemp e Payton, dove le finali NBA del 1978 e il titolo del 1979 sono un lontano ricordo, dove Ray Allen e Rashard Lewis negli anni 2000 hanno cercato di riportare in alto la città senza riuscirci.

L’anno 2007 poteva essere quello della ribalta, con l’arrivo di  Kevin Durant dal draft, ma purtroppo nella città dello Space Needle nessuno aveva più voglia di investire nel basket e di conseguenza la franchigia ha dovuto trasferirsi l’anno successivo a Oklahoma.

Questo è lo sport americano, fatto principalmente di soldi e business. Per fortuna ci sono documentari come questo che mostrano il vero spirito di questo incredibile sport.

 

Ecco per voi Heart of the City | Seattle diretto da  Devin Williams