Guns N’ Roses in dieci canzoni (diverse da quelle che tutti scelgono)

Guns N’ Roses in dieci canzoni (diverse da quelle che tutti scelgono)

Facciamo finta per un momento che i Guns N’ Roses non siano mai arrivati a vendere milioni di copie diventando col tempo uno dei gruppi rock più celebri di sempre. Una playlist alternativa tutta dedicata alla band hard rock per eccellenza degli anni Ottanta.

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I Guns N’ Roses nel 2018

E se i Guns N’ Roses non fossero mai diventati uno dei gruppi più celebri della storia del rock, siamo proprio sicuri che le canzoni che tutti conoscono della band di Los Angeles sarebbero comunque state le varie Sweet Child O’ Mine, Welcome To The Jungle, November Rain e Dont’ Cry?

Mettiamo da parte per un momento il successo mondiale e l’importanza su tutto il mondo del rock di Appetite For Destruction oppure le classiche canzoni tratte dai due volumi di Use Your Illusion che conoscono anche chi di rock non ne ascolta mai. Per #PlaylistForDummies abbiamo selezionato dieci canzoni dei Guns N’ Roses per cercare di delineare un ritratto diverso della band capitanata da Axl Rose. Civil War, probabilmente la loro miglior canzone di sempre, traccia che nessun gruppo rock metal degli anni Ottanta avrebbe mai potuto scrivere, fa partire le danze nel migliore dei modi. Seguono le anfetaminiche Right Next Door To Hell e It’s So Easy (il singolo meno conosciuto tratto da AFD, com’è possibile?), Get In The Ring (che incredibilmente non è mai stata suonata dal vivo, un classico fatto e finito) e la sottovalutata Street Of Dreams (una delle migliori canzoni scritte da Axl Rose, inclusa nel discusso Chinese Democracy).

La sesta canzone in scaletta è l’emozionante So Fine, che vede duettare Axl con Duff McKagan, seguita da Dead Horse (una delle migliori cinque canzoni di sempre dei G n’ R, poco importa sia uscita pure come singolo, non è mai stata purtroppo calcolata a dovere), Estranged (vero apice creativo del gruppo, la sorella maggiore, ma meno conosciuta, di November Rain) e Rocket Queen, il brano che chiude il disco di debutto del gruppo, sempre proposta dal vivo ma abbastanza sconosciuta agli ascoltatori più distratti. Si chiude con una doppia cover. I Don’t Care About You, incisa dai Fear nel 1982 e ripresa dai Guns in una versione a dir poco contagiosa, e la finale Look At Your Game, Girl, rilettura di una delle canzoni scritte da Charles Manson negli anni Settanta e che causò non pochi grattacapi ad Axl & Co. per la sua inclusione, come traccia fantasma, di The Spaghetti Incident?

Ora basta leggere, è arrivato il momento di cliccare play qui sotto, e non dimenticate, “Play this music fuckin’ loud”.

Luca Villa

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.