Get It Back, la recensione della nuova canzone dei Pearl Jam

Get It Back, la recensione della nuova canzone dei Pearl Jam

Lo scorso venerdì è stata pubblicata una nuova canzone dei Pearl Jam intitolata Get It Back in una compilation a favore del diritto di voto. La recensione di Luca di pearljamonline.it.

Pearl Jam Give It Back

Venerdì 2 ottobre è stata resa disponibile per 24 ore la compilation Good Music to Avert the Collapse of American Democracy: Volume Two piena zeppa di canzoni inedite di diversi gruppi e artisti. Tra queste, Get It Back, un pezzo inedito dei Pearl Jam, il primo pubblicato dal gruppo dal giorno dell’uscita di Gigaton, il loro undicesimo disco in studio.

Tutti i ricavati sono stati devoluti a Voting Rights Lab, un’organizzazione che offre sostegno per garantire, proteggere e difendere i diritti di voto per tutti gli americani. Non c’è da stupirsi. Con l’avvicinarsi del voto per decidere chi sarà il prossimo presidente americano, i Pearl Jam sono stati attivi su più fronti per cercare di far votare più gente possibile indirizzando la scelta sul candidato democratico Joe Biden che sfiderà l’attuale presidente americano.

Ma com’è questa Get It Back? Chi pensava che il pezzo inedito del gruppo, parole e musiche di Matt Cameron, potesse essere una canzone politica rimarrà deluso. La traccia, composta dal batterista nel 2018, riguarda probabilmente il dolore provato per la perdita di Chris Cornell, scomparso solo l’anno prima. La musica però è la parte più interessante. Chi segue i Pearl Jam da tempo sa fin troppo bene che Cameron non ha mai composto pezzi epocali per il gruppo. Alcuni riusciti (Cropduster, In The Moonlight), altri meno (Get Right, la recente Take The Long Way) ma mai niente di davvero memorabile. Get It Back fa senz’altro parte del primo lotto: un garage psichedelico che ricorda da vicino certe composizioni presenti negli ultimi due dischi dei Wellwater Conspiarcy (un progetto parallelo del batterista archiviato nel 2003) che nel suo incedere diventa una robusta canzone rock sorretta da un vigoroso assolo di Mike McCready, decisamente il momento più alto del pezzo (peccato per il fade out, mai impiegato da Josh Evans su Gigaton ma che a questo giro lo utilizza come se fosse Brendan O’Brien, sic!).

Il nuovo pezzo del gruppo a tratti può ricordare un outtake registrata nel 2006 intitolata Let It Ride oppure certe atmosfere presenti in Riot Act. Sebbene la canzone suoni meglio di alcune canzoni presenti in Gigaton – come Take The Long Way o Never Destination – non sarebbe comunque c’entrata molto nella tracklist dell’ultimo album della formazione. Get It Back è un pezzo interessante, che sulle prime si fa apprezzare ma che perde di mordente dopo ripetuti ascolti.

Da notare che nella stessa compilation sono presenti altri due pezzi che potrebbero (anzi, dovrebbero) interessare i fan del gruppo. Near, una traccia inedita di Stone Gossard basata su un contagioso giro di basso, e Something Real, la prima traccia composta dai Deaf Charlie, il nuovo gruppo di Jeff Ament formato con John Wicks dei Fitz and The Tantrums. Di questa band ne risentiremo parlare a breve, statene certi.

Pearl-Jam-Get-Back

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.