Federico Buffa racconta Quentin Tarantino (seconda parte)

Federico Buffa racconta Quentin Tarantino (seconda parte)

Ci sono cinema che chiami casa. Per Quentin Tarantino, a Los Angeles, uno di questi è il “Nuart Theatre”. Ancora oggi chiama a raccolti i veri aficionados della Settima Arte, per l’ennesima rappresentazione del Rocky Horror Picture Show o per un doubleheader che può tranquillamente abbinare un film di zombie a “Il Grande Lebowski”. Qui, su Santa Monica Boulevard, dopo il debutto al Sundance Film Festival, è uscito in sala “Le Iene” [Reservoir Dogs], senza neppure ottenere inizialmente chissà che successo. Ci penserà la storia a mettere le cose in ordine.

E poi ci sono posti, a Los Angeles, dove “senti” — anche senza sapere razionalmente perché — che accade qualcosa di speciale. Una semplice insalata viene via sopra i 30$ ma, fidatevi, vale la pena prenotare un tavolo da Ivy. A noi è capitato di trovarci seduti al fianco di Pink una volta e di Pierce Brosnan un’altra ma qui, soprattutto, Quentin Tarantino ha chiesto appuntamento a Uma Thurman perché si era convinto di doverle per forza affidare una parte. Seduti a un tavolino su North Robertson Blvd, è nata la leggenda di Mia Wallace. “Ho detto cazzo che botta, che botta cazzo. Cazzo che botta”.

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