Dieci canzoni per capire la nuova scena post-punk d’oltremanica

Dieci canzoni per capire la nuova scena post-punk d’oltremanica

Negli ultimi mesi abbiamo scritto dell’attuale scena post-punk d’oltremanica recensendo dischi di alcune delle migliori band di questo movimento, creando guide e consigliandovi gli album da non perdere per nessun motivo. Per chi si fosse perso qualcosa, è giunto il momento di fermarsi un momento, mettere la retromarcia e selezionare le dieci canzoni che per un motivo o per l’altro riteniamo essere quelle più importanti uscite negli ultimi quattro anni o giù di lì.

Idles-Bataclan1

Gli IDLES dal vivo al Bataclan nel 2018

Per questa playlist abbiamo seguito solo un paio di regole. Non è stata inserito alcun brano di gruppi che hanno debuttato su disco prima del 2017 (a dire il vero c’è un’eccezione, ci sarà modo di capire) e abbiamo cercato di non includere più di un brano a band (anche qui c’è un’eccezione ma le regole, come ben sapete, sono fatte per essere infrante). Allacciatevi le cinture che si parte.

Si parte con l’adrenalinica Danny Nedelko del gruppo più conosciuto di questo nuovo movimento – gli IDLES – che in poco più di tre minuti si scagliano contro tutti gli ottusi e stupidi razzisti in un modo così diretto che è difficile non capire il messaggio. Si continua con Don’t Cling To Life, tratta da quel capolavoro di When I Have Fears dei The Murder Capital, disco pieno di canzoni scritte con in mente un caro amico del gruppo che si è suicidato (“Don’t cling to life, There’s nothing on the other side”, chiaro no?). La terza canzone in scaletta è One Rizla degli Shame – un pezzo clamoroso che convince pienamente anche grazie ad un testo che mette ben in chiaro quello che vuol dire il gruppo (“My nails ain’t manicured, My voice ain’t the best you’ve heard, And you can choose to hate my words, But do I give a fuck”). Si torna a parlare degli IDLES grazie alla cover di Damaged Goods, uno dei brani simbolo dei Gang Of Four, uno dei gruppi più amati e che hanno più influenzato l’attuale scena post-punk. Il lato A di questa raccolta si chiude con Mork n Mindy degli Sleaford Mods – band che ha già svariati anni di attività alle spalle e che potrebbe essere vista come seminale rispetto alle altre e che probabilmente conoscete già. Allora perché includere questa canzone? Perché proprio in questa traccia Jason Williamson duetta con una ragazza che ha più palle della metà degli uomini che conoscono. Lei si chiama Tor Maries anche se nei dischi appare sotto lo pseudonimo di Billy Nomates. Uuna vera forza della natura.

Il secondo lato di questa playlist inizia con una giovanissima band londinese chiamata Black Country, New Road e con una delle loro migliori canzoni, Athens, France, contenuta su For the first time, album di debutto pubblicato solamente alcuni mesi fa. Si continua poi con Roy’s Tune degli acclamatissimi Fontaines D.C. (il gruppo più dotato di quelli presenti in questa raccolta, come avevo già avuto modo di scrivere qui) che giusto un anno fa pubblicavano il miglior disco del 2020 (A Hero’s Death). Perché proprio questa scelta? Personalmente giudico Roy’s Tune la canzone più emotivamente coinvolgente di questa raccolta nonché una delle migliori tracce degli ultimi anni. Non che il gruppo non ne abbia scritte altre, anzi, ma questa è quella che mi riesce a commuovere ad ogni ascolto. Gli Heavy Lungs invece sono un gruppo che ha pubblicato giusto qualche singolo per l’etichetta di Joe Talbot, la voce degli IDLES. Qualche singolo sì, ma uno migliore dell’altro e questa (A Bit of a) Birthday è stata pure trasmessa più volte da un intrippatissimo Iggy Pop sul suo programma radio (e lo sappiamo tutti che l’Iguana non sbaglia mai). Il penultimo pezzo di questa raccolta è la schizzatissima John L dei black midi, un gruppo che sta ottenendo sempre più consensi sia in Inghilterra, sia negli Stati Uniti. La playlist si conclude con Narrator, primo estratto dal disco di debutto degli Squid, canzone che non ho esitato a definire su hvsr.net come “l’Apocalypse Now del post-punk inglese”. Esagerato? Nah, provare per credere.

Si diceva delle regole e di come infrangerle. Come undicesimo pezzo di questa playlist di dieci canzoni c’è Grounds, così infrangiamo tutte le regole che ci eravamo posti a inizio articolo. Perchè proprio Grounds? Perchè credo fermamente che sia la miglior canzone pubblicata nel mondo della musica negli ultimi quattro anni.

Luca Villa

Small my table, sits just three. Nasce nel 1980 a Reggio Emilia. Crea pearljamonline.it nel 2001 e scrive la prima edizione di “Pearl Jam Evolution” nel 2009 insieme alla moglie Daria. Collabora con barracudastyle.com, hvsr.net e rockol.it, ha collaborato con Rolling Stone e Il Fatto Quotidiano. Continua imperterrito a tentare di trovare “belle melodie che dicono cose terribili”.