Live Report: Cat Power all’Estragon di Bologna, 5 novembre 2018

Live Report: Cat Power all’Estragon di Bologna, 5 novembre 2018
Foto: Luca Villa

L’avevamo lasciata tra i suoni elettronici di Sun, a fare da opening act di lusso a Lana Del Rey e ai National e a suonare, accompagnata solo con la sua fedele chitarra acustica, in piccoli locali proprio come faceva all’inizio della sua carriera. L’abbiamo ritrovata in forma strepitosa all’Estragon, a un mese esatto dall’uscita del suo nuovo album. D’altronde è la stessa Cat Power a cantarlo in Woman, “The doctor said I was better than ever”. Il dottore aveva ragione.

Il concerto di Cat Power a Bologna – si replica stasera all’Alcatraz di Milano – è stato un susseguirsi di emozioni grazie a una delle più belle voci femminili dell’odierno cantautorato americano; un viaggio, a tratti tortuoso, tra alcune delle sue canzoni più famose, riuscite cover e diversi pezzi estratti da Wanderer, il decimo album della sua carriera.

Chan Marshall parte con Cross Bones Style, tratta da Moon Pix, e convince da subito tutti i presenti. E’ misurata, molto elegante, con un completo nero che delinea i suoi sensuali movimenti. E’ concentrata, a differenza di altre esibizioni parla pochissimo tra un brano e l’altro.

Quello che stupisce è la massiccia presenza di cover in un set, tutto sommato, breve (alla fine saranno solamente 75 minuti). Pa Pa Power dei Dead Man’s Bones, White Mustang dell’amica Lana Del Ray, Bad Religion di Frank Ocean cantata come outro della nuova Horizon, una struggente versione di These Days di Jackson Browne sono alcune di quelle proposte, quelle più riuscite.

Non solo, Chan sfidando il proprio pubblico, riarrangia gran parte delle tracce contenute su Wanderer: succede, per esempio, nella riuscita Me Voy e nella title track del nuovo disco, qui suonata in versione full band. Non tutto è perfetto, il pathos della take in studio di Horizon viene smorzato da una versione sottotono oppure Metal Heart, una delle migliori canzoni della cantautrice di Atlanta, viene suonata in una versione quasi irriconoscibile che ricorda da vicino certe scelte del Bob Dylan degli ultimi anni. Poco importa, la sinergia che la cantante instaura con il suo, adorante, pubblico riesce a sopperire alcuni momenti poco a fuoco.

Foto: Luca Villa

Foto: Luca Villa

La Cat Power che abbiamo visto ieri a Bologna è senza dubbio la migliore dai tempi del Jukebox Tour. Dieci anni fa, ad accompagnarla, c’era la superlativa Dirty Delta Blues Band, questa volta c’è una band ridotta all’osso – basso, chitarra, batteria – tutto è più minimale quanto viscerale. Gli highlight della serata sono Manhattan (ricordate la sgangherata versione al Carroponte di Milano di cinque anni fa?), una sentita Song To Bobby e la doppietta Wander/The Moon, che conclude il concerto, dove la voce della Marshall pare spezzarsi in due dalla troppa emozione.

Chan, come ai tempi del tour di You Are Free, canta con il cuore in mano e commuove per la sincerità con cui interpreta le sue canzoni. E’ questo il suo segreto: la sincerità.

Puoi fare come Florence Welch e riempire palazzetti in un tripudio di fiori e colori o ammaliare il tuo pubblico con la tua sola presenza come riesce bene a Lana Del Rey. Oppure puoi fare come Cat Power ed essere the greatest, anche solo semplicemente impugnando un bastoncino d’incenso per quasi tutta la durata del concerto.

Luca Villa