Buffa e Pizzigoni alla Peloqueria del Cilindro

Buffa e Pizzigoni alla Peloqueria del Cilindro

L’Argentina è un Paese differente, fin dalla nascita.

E’ infatti l’unico Paese al Mondo che celebra e quindi festeggia due “indipendenze”.

La prima dichiarazione di indipendenza, nel 1810, risale alla “Revolucion de Mayo”, dopo la caduta di Fernando VII, prigioniero dei francesi. Poi, il re borbone sarebbe ritornato sul trono di Spagna con la volontà di ricreare lo statu quo ante e di governare senza rinunciare a nessuno dei principi dell’assolutismo, che nel suo caso non era nemmeno tanto illuminato. Ecco quindi la seconda indipendenza argentina, quella del 9 di luglio 1916: stavolta e per sempre si dice addio agli spagnoli, ai chapetones, come vengono ancora indicati, con tono irridente, da buona parte dei sudamericani i loro ex colonizzatori.

Arrivata l’indipendenza, l’Argentina avrebbe fatto fatica a trovare una identità comune, dato che il Paese è stato edificato esclusivamente da emigranti provenienti dalla vecchia Europa, soprattutto da Italia e Spagna.

Una identità che venne costruita molto più tardi attorno alla figura di un militare della profonda provincia argentina, che aveva passato qualche stagione anche negli alpini, in Italia.

Attorno infatti a Juan Domingo Peron, grazie anche se non soprattutto a sua moglie Evita, si raggrumarono sentimenti, idee, pensieri, atti che avrebbero in qualche modo contribuito in maniera determinante e non senza passaggi drammatici a costituire l’identità dell’Argentina moderna.

bufagard

Un florilegio di personaggi passati e presenti, a cominciare proprio da Evita, avrebbero irrorato il Mito. Anche lo sport avrebbe fatto la sua parte, grazie prima di tutti a Juan Manuel Fangio. Lui pure veniva dalla Provincia di Buenos Aires. E come Peron, come Evita, si conquistò le prima pagine di tutto il Mondo.

fangio 3

fangio2

Anzi, grazie a Peron, grazie al genio naturale di Evita, straordinaria anche nella sua capacità di organizzare la propaganda, l’Argentina finanziava le imprese sportive dei suoi eroi. Nel caso di Fangio, di un supereroe che si apprestava a conquistare il mondo dei motori, laurendosi per cinque volte campione del mondo di Formula 1.

“El Chueco”, come lo chiamavano, è stato il primo mito della massima categoria dei motori, uno stile di guida così pulito da diventare spettacolare, consegnato all’eternità e tramandato a tutti i puristi delle quattro ruote. Un stile che ne ha fatto un vincente, il vincente e quindi un simbolo, un eroe che attirava le attenzioni di tutto il mondo, oltrepassando il recinto dedicato solo agli appassionati motoristi.

Un simbolo tanto riconosciuto che il movimento rivoluzionario “26 de Julio”, guidato da Fidel Castro, decise di sequestrarlo per alcuni giorni. Giusto il tempo per far accendere i riflettori di tutto il Mondo su Cuba e sulle potenzialità di un gruppo di uomini che avrebbe poi cambiato le sorti dell’Isola.

seq 2

seq

Nel 1958 il dittatore Fulgencio Batista aveva nuovamente organizzato un Gran Premio automobilistico proprio per dimostrare al Mondo, oltre che a diversi malavitosi che avevano in mano il business dei casinò, che sull’isola andava tutto bene, e che le voci attorno a certi sedicenti rivoluzionari erano solo frutto di fantasie.

All’Hotel Lincoln, uno dei tanti luoghi dove Batista organizzava la “Cuba da bere”, Fangio dimostrò che i suoi nervi d’acciaio erano ancora bene oliati, nonostante la sua carriera fosse in fase calante, dopo l’ultimo titolo, l’anno precedente. “Con la pistola puntata alla schiena, abbozzò addirittura un sorriso e venne con noi senza fare tante storie”, racconterà anni dopo Faustino Pérez, uno dei leader del movimento protagonisti del sequestro.

L’intento era esclusivamente propagandistico e Castro non voleva che a Fangio fosse torto nemmeno un capello, tanto che le premure maggiori giunsero pensando alla modalità della liberazione: non si doveva correre il rischio di un conflitto a fuoco con la polizia di Batista, anche perché si rischiava il ferimento, o peggio, del campione, avvenimento che avrebbe rovinato per sempre l’immagine dei barbudos in tutto il mondo.

Fangio si trovava a Cuba perché avrebbe dovuto correre con una Maserati 450-S il Grand Prix, dove, manco a dirlo, nelle giornate precedenti al sequestro aveva girato, sul circuito cittadino della capitale, più veloce di tutti gli altri. Il sequestro gli impedì di partecipare alla corsa ma, come disse poi, obbedendo alla sua visione del mondo, Fangio quasi ringraziò i suoi rapitori: un incidente sul Malecón de l’Avana aveva causato sei morti e quaranta feriti.

“Quando Cuba sarà di nuovo libera, la inviteremo per scusarci del disagio occorso, e festeggeremo insieme”, dissero alcuni barbudos a Fangio, mentre lo liberavano.

Così avvenne, negli Anni Ottanta, quando ormai Fangio viveva nel mito del più grande pilota di tutti i tempi, raggiunto poi nell’alveo da Michael Schumacher e da Ayrton Senna, che da sudamericano aveva certo una ammirazione speciale per l’argentino.

Argentino sì ma figlio di emigranti abruzzesi, arrivati nel nuovo mondo alla ricerca di lavoro e serenità, insediatisi vicino a Buenos Aires, a Balcarce, dove oggi non a caso sorge il Museo dell’automobilismo e un circuito, dedicati proprio al grande campione. “El Chueco” Fangio in ogni parte del mondo non rinunciava mai ad ascoltare quella musica dell’interior argentino, che gli portavano alla mente le lunghe spianate di terra  attorno casa sua.

Ascoltava anche i componimenti del concittadino Daniel Bazan, un giovane cantante che componeva i suoi pezzi pensando sempre al mondo attorno a Balcarce, che è poi la fotografia del mondo argentino lontano da Buenos Aires e dalle altre grandi città.

Fangio avrebbe chiesto a Bazan, di venirlo a trovare, nella sua casa, per cantargli dal vivo i suoi versi originali.

Usiamo il condizionale, perché a raccontarci tutto è l’unica fonte disponibile: il Daniel Bazan di cui sopra.

Il quale, obtorto collo dovette accettare il consiglio del padre. “Nella musica, sei bravo, impara però pure a fare altro, che nella vita non si sa mai.” In fondo, pure Roberto Goyeneche, il celebre cantante di tango, effigiato oggi anche nella Casa Rosada, conduceva autobus prima di esibire al mondo intero quella straordinaria voce grattugiata che rende unica ogni sua interpretazione.

Così Bazan, imparò a tagliare in capelli. Un mestiere che gli sarebbe servito una volta arrivato a Buenos Aires, dove avrebbe voluto svoltare come Goyeneche. Invece la musica rimarrà per sempre un hobby ( sviluppato con serietà: ha recentemente interpretato e prodotto un CD con canzoni dedicate a Papa Francesco), ma Bazan con le forbici in mano saprà farsi conoscere da tutta Argentina. E’ infatti l’unico parrucchiere ad avere un salone di bellezza, piccolo nelle dimensioni ma straordinariamente curato, all’interno di uno stadio di calcio, e che stadio: il Cilindro di Avellaneda, il tempio del Racing

cilindro1

Senza titolo-2_Buffa3

Tutto avvenne piuttosto casualmente. Bazan si esibiva come cantante in diversi locali della capitale. Strinse amicizia con Juan Carlos Ceballos, un dirigente del Racing, che apprezzava le sue melodie ma non gli nascose nulla circa il proseguo della carriera musicale: sei bravo ma come cantante “te vas a cagar de hambre”, gli disse con la solita efficacia linguistica argentina.

Ecco quindi la proposta, con Bazan che diventa ipso facto una istituzione attorno del Racing, amato e rispettato per la sua umanità, oltre che per il suo uso di pettine e forbici.

peloq 2

Ha acconciato tutti i giocatori del Racing, ha stretto amicizia con Diego Maradona, che del club è stato fugace allenatore, e conversato amabilmente con Nestor Kirchner, presidente della repubblica e tifoso della “Academia”.

Noi lo abbiamo interrotto mentre tagliava i capelli a due ragazzi delle giovanili, che passano sempre e solo da lui prima di una gara importante. Così come certamente ha fatto Diego Alberto Milito, idolo del Racing, che ha giocato pochi giorni fa la sua gara di addio.

sne

Emozionato dall’addio al Cilindro, sotto la Guardia Imperial, ha salutato tutto il suo pubblico. Non aveva un capello fuori posto, bravo Daniel: non è da tutti far i capelli a un Principe, in una notte da Re.

 

FEDERICO BUFFA

CARLO PIZZIGONI