BARRACUDA USA: LA NBA IN UNA BOLLA

BARRACUDA USA: LA NBA IN UNA BOLLA

Sette temi che caratterizzeranno il ritorno della NBA nella bolla di Disneyworld

Si giocherà a ritmi serrati, senza pubblico, con tutte le incognite relative ai possibili contagi e all’eventualità di infortuni che, dopo la lunga e inusuale pausa forzata, diventeranno quasi inevitabili. I prossimi tre mesi vedranno la NBA e suoi protagonisti esplorare un territorio sconosciuto e a tutti, dai giocatori in campo agli appassionati di fronte agli schermi, sarà richiesto spirito d’adattamento e fiducia nel gioco. Fiducia magari ispirata dalla celebre massima di David Stern, lutto di un 2020 assai nefasto ben prima della pandemia, ‘the game will win out’. Il gioco prevarrà, dunque, e questi sono alcuni dei temi più interessanti che caratterizzeranno i prossimi tre mesi di pallacanestro giocata sui parquet di Orlando.

#1 il derby di Los Angeles, ovvero lo scontro finale LeBron-Kawhi
Dopo il roboante mercato estivo di Clippers e Lakers è apparso subito chiaro che l’ovest sarebbe stata cosa loro, una contesa tra le due sponde della città degli angeli. La stagione regolare ha poi confermato la sostanziale supremazia delle due squadre sul resto della conference, prefigurando un derby con vista sulle Finals. In ballo c’è la voglia dei Clippers di affrancassi dal ruolo di cugini minori, assecondano le ambizioni del proprietario Steve Ballmer, e dall’altra quella dei Lakers di tornare sulla vetta della lega dopo anni terribili e onorare la memoria di Kobe Bryant.
Ma il derby di Los Angeles contiene anche un altro motivo d’interesse, tutt’altro che secondario: qualora una delle due squadre dovesse trionfare a Orlando, James o Leonard diventerebbero la prima stella nella storia della NBA ad aver vinto il titolo con tre squadre diverse. Ad onor del vero, Robert Horry e John Salley sono già riusciti nell’impresa, recitando però ruoli decisamente meno importanti rispetto a quelli che spettano a LeBron e Kawhi.

#2 il presente e il futuro di Giannis Antetokounmpo
Numeri alla mano, i Bucks rappresentano l’eccellenza della lega. Tutte le metriche, individuali e di squadra, confermano come i ragazzi di coach Budenholzer giochino meglio, con maggior fluidità e efficacia e i risultati confermano questa supremazia. Eppure, molti addetti ai lavori nutrono dubbi sulle reali chance di vittoria finale di Milwaukee. La scottatura della sconfitta contro Toronto alle finali di conference maturata un anno fa brucia ancora e, qualora non bastasse, su quella che sarà la testa di serie numero uno dei prossimi playoff incombono nubi minacciose. L’estensione contrattuale di Antetokounmpo, che andrebbe in scadenza a primavera dell’anno prossimo, rappresenta un crocevia fondamentale per il futuro della franchigia. Certezze, al momento, non ce ne sono: il giocatore si è sempre detto entusiasta dell’ambiente e della città, ma nulla vieta di ipotizzare che un’altra delusione potrebbe spingerlo a considerare mete più allettanti (qualcuno ha detto San Francisco?) in vista della fase curiale della sua carriera. Se Giannis dovesse lasciare la bolla di Orlando senza il Larry O’Brien Trophy, le decisioni dell’MVP in carica e quindi del front office dei Bucks potrebbero diventare parecchio dolorose per i tifosi di Milwaukee.

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#3 Rockets e Sixers, possibili outsider?
Lontanissime nell’idea di pallacanestro praticata, prima dello stop forzato Houston e Philadelphia avevano in comune una stagione altalenante, con poche speranze di riscatto. Il lungo stop, però, ha consentito ai Sixers di recuperare giocatori chiave come Simmons e ai Rockets di abituarsi all’idea di gioco super small-ball sperimentata nelle ultime settimane di regular season tra febbraio e marzo. Forti di identità peculiari così diverse dal resto delle contendenti, Houston e Philadelphia potrebbero trasformarsi in un rebus di difficile soluzione per ogni avversario. Il talento a roster, poi, non manca e in un’annata così bizzarra sognare il colpaccio appare legittimo.

#4 gli Spurs fuori dai playoff
I San Antonio Spurs, da tempo, forse da sempre, sono una delle squadre meno glamour della lega. Ciò nonostante, con Gregg Popovich in panchina i texani non solo hanno vinto 5 titoli ma sono anche titolari, insieme i Sixers tra gli anni ’50 e ’70, della striscia più lunga di partecipazioni consecutive ai playoff: 22. Il record assoluto, però, potrebbe anche non arrivare, perché la concorrenza a ovest è fortissima e gli Spurs, privi di quel LaMarcus Aldrige che rimane il loro miglior giocatore, potrebbero alzare bandiera bianca dopo oltre vent’anni. A suo modo, l’eventuale assenza di San Antonio dalla post-season sarebbe un’altro avvenimento epocale in questa a suo modo storica stagione NBA.

#5 Denver e Dallas, pretendenti in agguato
Non dispongono dell’esperienza ad alti livelli di Rockets e Sixers, ma Mavericks e Nuggets sembrano avere tutto per per dar fastidio a ovest. Denver è un passo avanti come progetto complessivo di squadra, Dallas può invece contare su uno dei migliori allenatori in circolazione. Il talento non manca da entrambe le parti, i roster sono ben assortiti e le gerarchie chiare e assodate. Forse non arriveranno a giocarsi il titolo, ma conviene non perdere d’occhio Denver e Dallas: con i due eredi della scuola slava Doncic e Jokic, specimen unici per caratteristiche e comprensione del gioco, lo spettacolo è assicurato.

NBA: DEC 20 Mavericks at Clippers

#6 le navi pirata della eastern conference: Raptors, Celtics, Heat
Come detto, a est da due anni a questa parte Giannis e i Bucks la fanno da padrone, almeno in stagione regolare. Durante i playoff, però, le minacce per i pretendenti al titolo designati non saranno solo rappresentate dai Sixers di cui sopra. Toronto, Boston e Miami presentano un mix di veterani e giovani in rapida ascesa oltre a guide tecniche di assoluto livello e potranno avvantaggiarsi di una condizione psicologica favorevole. La pressione sarà tutta su Milwaukee per i motivi ricordati poco fa, mentre il resto della conference potrà agire da nave pirata e tentare l’assalto in grado di sovvertire un pronostico che secondo molti rimane scontato.

#7 giovani stelle in rampa di lancio
Difficilmente li vedremo battagliare per l’anello, ma Zion Williamson, Ja Morant e Jayson Tatum guidano una lunga fila di giovani stelle o aspiranti tali che nella bolla di Orlando potrebbero conquistarsi il palcoscenico. Da Shai Gilgeous-Alexander a Bam Adebayo la lista di giocatori in rampa di lancio è ben nutrita, una vetrina così particolare come quella di questa stramba stagione potrebbe sancirne la consacrazione o quantomeno un ulteriore balzo verso l’alto nelle gerarchie della lega. Buona parte del futuro prossimo della NBA passa dalle mani di questi ragazzi e non è detto che qualcuno di loro non sia già pronto per lasciare un’impronta indelebile sul selciato di Disneyworld.

Dario Costa