BARRACUDA? SOUNDS GOOD #2

BARRACUDA? SOUNDS GOOD #2

Le playlist Spotify delle migliori soundtrack di Barracuda Style – QUENTIN TARANTINO

Da Chopin a Leonard Cohen. Da Dalida aka Cristina Gigliotti ai Rolling Stones. Da Antonio Vivaldi a Giorgio Moroder.
Non c’è autore, non c’è genere musicale o rock band che il Cinema non abbia preso in prestito per coronare, accompagnare, incorniciare, sottolineare o concludere le scene più importanti di tutte le proprie opere.
È risaputo che molte scene lungo tutta la storia del Cinema siano state girate addirittura in funzione della musica o della canzone prescelte, pezzi talmente unici ed ossessionanti per il regista da guadagnare la priorità su immagini e dialoghi, teorici comandanti supremi della Settima Arte.

#BarracudaStyle sarà lieta quindi di offrire in questo 2019 una selezione multiforme, pop ed emozionante delle migliori colonne sonore che rappresentano lo stile delle nostre sneakers, ricercate ma coloratissime, raffinate ma giovanili, cool ma con sfumature vintage: in attesa di scoprire le vostre preferenze, come secondo episodio (avete visto il #1 con il prodigio canadese XAVIER DOLAN?) abbiamo scelto semplicemente il maestro del cinema postmoderno e delle colonne sonore pop, ovvero Quentin Tarantino che, dall’esordio con il mitico “Le Iene” del 1992 fino a “The Hateful Eight” del 2015 ha basato molto dei suoi successi sulla selezione oculata, coinvolgente e pulp della colonna sonora.

Una scelta “facile” ma che ci affascinava come poche altre, rappresentando efficacemente lo spirito Barracuda e un cinema vivace, divertente, patinato, variopinto, elegante, citazionistico, provocatorio, poetico, malinconico, cazzone…i film di Tarantino non possono prescindere dalla scelta musicale, anzi si auto-alimentano attraverso gli spartiti scelti dal loro creatore, vittima consapevole del fascino cupo e magnetico delle pellicole di Serie B degli Anni Sessanta e Settanta, dall’Italia al Giappone, passione coltivata come leggenda vuole nella mitologica videoteca “Manhattan Beach Video Archives” di Los Angeles dove, tra le altre cose e forse tra le meno conosciute, Quentin ha pure girato il suo esordio amatoriale in bianco e nero, “My Best Friend’s Birthday”.

Impossibile rinchiudere in un unico pezzo TUTTI i capolavori utilizzati da Tarantino nei suoi film, sia perchè le sue opere ormai stanno superando la decina (a breve dovrebbe uscire il nuovo “Once Upon a time in Hollywood” con un cast da capogiro) e sia perchè i pezzi fantastici sono veramente tanti, cominciando dall’indimenticabile scena di “Reservoir Dogs” con “Stuck in the middle with you” dei “Stealers Wheel”, mentre un feroce Michael Madsen se la prende col poveraccio di turno ispirandosi all’altrettanto famosa scena di “Arancia Meccanica” e “Singin in the rain”, a certificare il talento di Quentin nel convertire in chiave contemporanea il Cinema che più l’ha ispirato…

Dal primo vero lungometraggio passiamo direttamente al secondo film nonchè capolavoro tarantiniano assoluto, “Pulp Fiction”: le scene tratte dal miglior film degli Anni Novanta diventate di culto non si contano, in primis la gara di ballo di John Travolta con Uma Thurman sulle note di Chuck Berry, ma è nella sequenza dell’overdose di Mia Wallace che troviamo per la prima volta Quentin nella sua totalità, dall’abilità nel costruire i dialoghi, la sensualità dei corpi, i movimenti di macchina, il monologo con lo specchio di John Travolta e poi la canzone prescelta – “Girl You’ll Be a Woman Soon” degli Urge Overkill -, apparentemente fuori posto ma che da quel 1994 risulterà impossibile ascoltare senza associarla alle prime gocce di sangue cadute dal naso di una favolosa Uma Thurman

Saltando di netto il pur egregio “Jackie Brown” e l’esperimento episodico di “Four Rooms”, eccoci poi catalputati improvvisamente nel nuovo Millennio: l’occasione giusta per Quentin per completare un progetto monumentale, un film “speciale” diviso giocoforza per la lunghezza in due episodi dalla casa di produzione…“Kill Bill Vol.1″ e “Kill Bill Vol.2″ rimangono probabilmente gli sforzi più impressionanti della cinematografia tarantiniana in termini di selezione della colonna sonora, un effort pop e multiforme che attinge a 360 gradi all’esperienza musicale di tutto il mondo, da “Shivaree” alle canzoni popolari giapponesi, passando per il rock-Mariachi dell’amico fraterno Robert Rodriguez che scrisse parte delle musiche per la simbolica cifra di un solo dollaro. Molte canzoni dei “Kill Bill” ve le proporremo nella playlist Spotify finale, ma nel frattempo andiamo con una delle nostre preferite, ovviamente in quanto associata ad una scena epica del Volume 2: la morte di Bill, e l’instrumental “La fine di Barbara e il ritorno di Joe” di Ennio Morricone originariamente usata nel film “Navajo Joe” di Sergio Corbucci nel 1966…

La collaborazione con il partner-in-crime Rodriguez non si è fermata qui però, arrivando a un suo apice molto nerd e borderline con “Grindhouse” nel 2007, un altro doppio-film dove i due registi statunitensi si sono immersi nelle caricature dei generi da loro più amati, dagli horror di Serie Z a Russ Meyer, dando libero sfogo ai loro sogni più bagnati (e “malati”) in termini di soundtrack. Il segmento “Death Proof” di Quentin con la rivincita di un gruppo di donne su uno stuntman assassino e la sua Dodge Charger infernale è emblematico per farsi un’idea su alcune ossessioni del cineasta, dalle attrazioni feticiste ai film d’exploitation Anni Settanta, sound correlato compreso: qui è il turno della famosa lap dance di Vanessa Ferlito aka “Butterfly”, sulle note di “Down in Mexico” dei The Coasters

E arriviamo infine (quasi) ai giorni nostri, con l’ultimo trittico tarantiniano in attesa del film del 2019: “Bastardi senza Gloria”, “Django Unchained” e “The Hateful Eight” sono così differenti tra loro a livello musicale (per non parlare della sceneggiatura, naturalmente) che abbiamo deciso di sintetizzarli tutti nella nostra selezione su Spotify, senza dimenticare però scene come quella di Shosanna che brucia il teatro pieno di nazisti con David Bowie di sottofondo, l’introduzione in salsa afroamericana di Django sulla falsariga della sigla originale dell’altro film di Corbucci del 1966 e i White Stripes ad accompagnare la rottura del naso a Jennifer Jason Leigh nell’ultima opera di Mr.Tarantino…

Film diretti da Quentin Tarantino:

1992: Le iene
1994: Pulp Fiction
1997: Jackie Brown
2003: Kill Bill: Volume 1
2004: Kill Bill: Volume 2
2007: Grindhouse – A prova di morte
2009: Bastardi senza gloria
2012: Django Unchained
2015: The Hateful Eight
2019: Once Upon a Time in Hollywood

Miky Pettene