BARRACUDA SNEAKERS 2019, A LIFE EXPERIENCE #2

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Sneakers “Straightlines” #2 – Jay-Z

 HA! Well they call me Jay-Hova ’cause the flow is religious.
[ "A Million and One Questions" - Jay-Z, 1997 ]

Devi avere parecchi attributi per tirar fuori una strofa del genere quando non hai ancora compiuto 28 anni e sei solo al tuo secondo album, ma la fiducia in se stesso e il swag di uno che le ha viste già tutte nella vita non sembrano essere mai mancate a Shwan Corey Carter, rapper, produttore, attore, filantropo, icona culturale o anche solo marito di Beyoncé, meglio conosciuto in tutto il mondo con il nickname artistico di “Jay-Z”.

Nel caso vi siate persi qualche passaggio o non abbiate seguito la carriera di un artista la cui anomala parabola non accenna a voler imboccare la traiettoria discendente, vi proiettiamo noi direttamente in quel crogiuolo di creatività, violenza e formidabile fucina di talenti quale era la New York City degli Anni Novanta e nello specifico Brooklyn, il quartiere più esplosivo in quel 1997 triste ed epico allo stesso tempo.

È un anno strano per Jay-Z il 1997. Particolare, furioso, speciale, drammatico.
L’eco del suo devastante esordio “Reasonable Doubts” non si è ancora spenta quando la notizia in arrivo da Los Angeles e dalla West Coast lo sconvolge: The Notorious B.I.G., uno dei più influenti rapper di NYC e cresciuto tra le stesse strade fumanti e pericolose di Jay-Z a Brooklyn, è stato ucciso.
Poco prima di lui se n’era andato a causa di un altro omicidio anche 2Pac, l’Altro grande artista della scena hip-hop americana, rappresentante di quella West Coast che sembra essersi messa in guerra con Puff Daddy e gli altri già affermati cantanti della Costa Orientale.

Jay-Z è incazzato. Deluso. Affranto.
Sa bene attraverso quale inferno era dovuto passare il suo amico B.I.G. prima di riuscire a sfondare nel panorama musicale Usa.
Un inferno molto simile al suo, vissuto nello stesso quartiere durante lo stesso periodo, a cavallo tra gli Eighties e i Nineties: l’infanzia difficile con l’addio non richiesto del padre, le prime sparatorie – anche al fratellone tossicomane -, lo spaccio di droga, il bisogno estremo di soldi, la speranza di levarsi al più presto da quelle misere condizioni, umane ed economiche.

L’assassinio mai risolto di B.I.G. infonde nelle vene newyorkesi di Jay-Z un’ulteriore carica, mentre è in studio per registrare il suo secondo capolavoro: associando il suo soprannome al modo con cui i Testimoni di Geova chiamano Dio, ovvero “Jehova”, si regala un secondo soprannome, “Jay-Hova”, e lo inserisce nella canzone d’apertura.
Si autonomina il nuovo Dio del rap, dotato di un “flow” – flusso di parole “rappate” – ai limiti del culto religioso, caricandosi di una pressione che sa di poter reggere e proiettandosi direttamente nell’empireo della musica statunitense: non si fermerà più, omaggiando le proprie origini, dichiarando amore indiscusso a New York – memorabile la collaborazione con Alicia Keys con “Empire State of Mind” nel 2009 -, nominando spesso B.I.G. come una delle vittime più illustri di uno showbiz che prima ti incorona e poi ti insulta…

STRAIGHT 5

Jay-Z diventa presto un punto di riferimento assoluto per la comunità afroamericana con la sua intelligenza, le sue strofe provocatorie, brillanti, da uno che dagli “street corners” è entrato ormai nei “corner offices”. All’ascesa vertiginosa nel campo musicale si affianca presto anche quella di incredibile businessman: con la sua etichetta discografica “Rock-A-Fella Records” lancerà tra gli altri anche un certo Kanye West, forse l’unico che ad oggi lo può oscurare a livello d’immagine, mentre con investimenti sempre ben calibrati e geniali ampierà il suo impero sfociando nel mondo dell’abbigliamento, della ristorazione, dello streaming, dello sport…

Nessuno però mette in dubbio il miglior “affare”, o forse sarebbe meglio dire “affair”, della vita di Jay-Z: nel 2008 il suo matrimonio con la compagna di sempre Beyoncé sigilla un rapporto che, oltre al sentimento mai messo in dubbio, proietterà la coppia in un’orbita irraggiungibile dal resto dei comuni mortali, tanto da farli diventare nel 2017 la coppia più pagata dell’intero globo, grazie anche a dei tour mastodontici considerati eventi di culto imperdibili dai fan dell’hip-hop e dell’R&B.

Cover

Jay-Z è insomma uno che ce l’ha fatta, il più classico dei “from Zero to Hero” e di quella retorica da “meglio un giorno da leoni che cento da pecore” che ancora oggi tanto ha presa sull’immaginario collettivo che sogna una vita come quella dei signori Carter. Per questo noi, rapiti dal suo essere così determinato, diretto e avanti sui tempi, lo abbiamo immaginato con le nostre nuove sneakers Barracuda Straightlines a passeggio per la sua Brooklyn in continua espansione, ancora più affascinante di Manhattan con interi quartieri privi di grattacieli, con sole case, ville, verde, tetti bianchi e la Barclays Arena, il nuovo sfavillante palazzetto costruito anche grazie all’intervento economico di Jay-Z per contribuire a regalare al suo quartiere una squadra Nba, i Brooklyn Nets.

Arena dove ancora oggi potete trovare Jay-Z e Beyoncé, a bordocampo e con il solito stile elegante ai limiti dell’impeccabile, ma con un tocco “streetstyle” sempre presente, tra il cappello degli Yankees, le sneakers, il collanone d’oro…perchè qualunque sia il successo, devi sempre ricordarti da dove vieni.
Parola di Jay-Z.