BARRACUDA SMART WOOL ON THE ROAD #5

BARRACUDA SMART WOOL ON THE ROAD #5

Parchi Nazionali degli Stati Uniti – Bryce Canyon e Valle degli Dei

Hanno le montagne, le onde, i cieli, alcun significato eccetto quello che coscientemente gli diamo Noi, quando li ergiamo ad emblemi dei nostri pensieri?
[ "Nature" - Ralph Waldo Emerson, 1836 ]

Inseguendo il primo grande filosofo statunitense della Natura, domandandoci come abbiano fatto queste terre splendide e baciate dagli Dei a non partorire decine, centinaia di menti simili ben prima del 1800, ben prima di Ralph Waldo Emerson, colui che unì per la prima volta consapevolmente pensiero orientale a quello occidentale negli ancor giovani Stati Uniti d’America.

Eppure da qualche parte dentro di Noi percepiamo che non dovrebbe essere difficile – in spazi sconfinati e selvaggi come quelli che stiamo attraversando diretti nel profondo dello Utah e al Bryce Canyon – sentirsi parte di un’unica grande Entità, un tutt’uno con l’Universo. Facile ad esempio pensarlo mentre accostiamo sulla strada sterrata che conduce nel bel mezzo della Valley of the Gods, a metà del percorso che dalla Monument Valley conduce fin su, verso gli altipiani oltre l’Arizona.

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Ci sarà una ragione per cui la chiamano “Valle degli Dei”, avevamo pensato poco prima di partire, incerti se inserirla come tappa intermedia del nostro road trip targato Barracuda Sneakers Smart Wool. 

Quella ragione, e migliaia di altre, le abbiamo scovate tutte uscendo dalla Highway 163 diretti verso Nord, nello Utah meridionale. Non ci sono ulteriori prove a parte le testimonianze mie e della Simo, oltre a qualche centinaio di foto, ma il solo fatto di essere gli unici due esseri umani presenti in un territorio largo decine di chilometri ha intensificato parecchio emozioni e sospiri.

Come diceva il buon Waldo – che malati come siamo in realtà ci continua a far venire in mente un episodio di “Black Mirror” – la Natura è bella in sé, non ha bisogno di giustificazioni.
Ed è anche per questo motivo che ci rimettiamo in viaggio, diretti verso un altro posto letteralmente fatato…

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Oh, il Bryce.

I primi venti minuti dentro uno dei parchi più spettacolari degli States non ci regala esclamazioni di stupore, pieno com’è di tornanti e alberi secchi, forse bruciati da quanto sono neri e sfiniti.

Poi però basta seguire le indicazioni di un buon ranger (esseri straordinari: sembra sempre che sia la prima volta che rispondono alle vostre banalissime domande) ed eccoci proiettati in un mondo completamente diverso da quello cui siamo abituati.

Qui regnano Madre Natura e i suoi figli prediletti, il vento, la sabbia, il freddo e il caldo, il cielo e la terra. E gli uomini, piccoli testimoni.

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Per cosa fosse famoso il Bryce Canyon un po’ lo sapevamo e un po’ di più ce ne rendiamo conto appena arriviamo ad uno dei tanti ViewPoints lungo l’unica strada principale che sale e scende in mezzo al Parco: le guglie di roccia arancione.

Lo so lo so, sembra piuttosto ordinaria come risposta ma fidatevi, non lo è: bisogna esserci, su quei promontori, per rimanere a bocca aperta e in religioso silenzio davanti all’erosione millenaria che, fatto curioso, ha scolpito la sabbia rossa del Bryce come nessun altro luogo al mondo. Non riusciamo a trovare spiegazioni razionali, umane, a come tante torri rocciose possano essere così vicine, alte, anchilosate e sottili, eppure non toccarsi, reggere al passare del Tempo.
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[ Una pausa intanto tra una guglia e l'altra è più che legittima: la nostra antica passione per la Pallacanestro non poteva trovare dimensione migliore di quella di uno stato come lo Utah devoto ai sacri cesti, e trovare un playground è gioco da ragazzi anche per noi e le nostre sneakers... ]

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Non a caso esiste un sentiero “della Terra delle Fate” (“FairyLand Loop”), percorribile a piedi e che si addentra all’interno di quelli che potrebbero essere facilmente scambiati per castelli naturali, come quelli che da piccoli facevamo nascere sulla riva del mare facendo lentamente scendere la terra bagnata dai nostri pugni chiusi…

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Il richiamo delle fate però è irresistibile, e all’alba del giorno dopo – al termine di una fortissima tempesta notturna che lascia tracce ovunque ai bordi delle strade – siamo di nuovo ai bordi del Bryce Canyon, pronti a catturare ogni singola sfumatura di rossi e arancioni che il Parco ci offre…una lode anche alle nostre sneakers Barracuda, serene e pratiche lungo percorsi spesso ardui e ripidi: persino i grigi delle nostre Smart Wool s’incastrano a pennello nel panorama locale…

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Concluso anche l’ultimo punto panoramico ci allontaniamo dal Bryce convinti di aver trovato una perla rara e inattesa, seppur chiunque ce lo avesse esaltato: le foto – nessuna! – non rendono onore alla grandiosità, alla Grazia, alla Luce di questo posto fantastico in ogni senso.

Al di fuori del mondo comune, eppure così radicato su questa Terra da molto prima del nostro arrivo e anche dopo la nostra partenza:

Il più felice tra gli uomini è Colui che impara dalla Natura la lezione dell’adorazione.
[ "Nature" - Ralph Waldo Emerson, 1836 ]

 

SMART WOOL ON THE ROAD EPISODE #5 – continua

Michele Pettene
[
 all photo credits @Simona Saia ]