BARRACUDA ROCK: LA PROMESSA DI CHRIS CORNELL

BARRACUDA ROCK: LA PROMESSA DI CHRIS CORNELL

’Total Fuc***g Godhead’, la prima biografia dedicata al leader dei Soundgarden, rende giustizia a un grande artista e a un uomo fragile

Scrivere la biografia di un personaggio enorme come Chris Cornell è un’opera improba. Quando in ballo ci sono vite e morti così eccezionali occorre giocoforza selezionare tra la miriade di fatti, imprese, aneddoti e ricostruzioni. Una cernita è d’obbligo, perché il tentativo di raccontare l’interezza di parabole tanto fuori dall’ordinario renderebbe troppo ampio e troppo poco scorrevole quello che è comunque pensato come un prodotto d’intrattenimento. A maggior ragione se, come accaduto a Corbin Reiff con ‘Total Fuc***g Godhead’, ci si può appoggiare solo a documenti già conosciuti e poco altro. Le note dispute legali che coinvolgono l’eredità di Cornell, sorte a pochi mesi di distanza dalla sua scomparsa, infatti, hanno negato all’autore l’accesso a fonti inedite oltre a bloccare il dialogo già avviato con diversi testimoni diretti. 

Reiff si è quindi trovato di fronte a una scelta irrimandabile: cosa raccontare di una storia tanto lunga e dalle infinite sfaccettature? A quali aspetti dare più peso e quali lasciare sullo sfondo? La scelta di Reiff è netta, anche se dichiarata solo a mezza voce nell’introduzione al primo capitolo, e traccia una linea che viene seguita lungo le successive 382 pagine. In ‘Total Fuc***g Godhead’, Reiff sceglie di mettere al centro della storia la musica, il grande amore che ha accompagnato Cornell dall’infanzia fino a quell’ultima notte all’MGM Hotel di Detroit. Ci sono anche la depressione latente e la misantropia, i bruschi sbalzi d’umore e le  dipendenze varie, elementi che vanno e vengono in diversi frangenti senza mai finire in primo piano. Il lato oscuro di Chris è presente, ma viene trattato con distacco, evitando incursioni morbose dietro al sipario tra personaggio pubblico e vita privata, in ossequio alla riservatezza con cui il protagonista stesso ha sempre gestito la sua immagine. 

La scelta di Reiff si rivela felice, anche perché la mole di musica e di storie legate alla musica creata da Cornell è tale da rendere la narrazione interessante e, per molti tratti, divertente. Si parte dalle origini, con Chris bambino che matura un’ossessione per i Beatles, passando poi per il percorso non proprio lineare dei Soundgarden verso il successo, si attraversano gli anni che seguono lo scioglimento della band e portano alla controversa carriera solista e all’avventura con gli Audioslave, fino alla reunion, a ‘King Animal’ e alla ritrovata armonia con i compagni di una vita. Ci sono momenti romanzeschi come quello in cui viene rievocato un leggendario concerto tenuto a Pisa a fine anni ottanta e altri inevitabilmente drammatici, con le perdite di Andy Wood e Kurt Cobain a segnare l’era grunge. La miriade di personaggi collaterali è in buona parte composta da colleghi, musicisti che Cornell ha incrociato sul suo cammino e con cui ha condiviso il palco e lo studio di registrazione (spoiler: ne escono bene tutta la scena di Seattle e Tom Morello, meno bene Billy Corgan e Axl Rose).

Reiff è, dichiaratamente, un fan, come risulta evidente fin dalla scelta del titolo, definizione della musica dei Soundgarden coniata dal co-fondatore dell’etichetta Sub Pop Bruce Pavitt, e dalla prosa con cui procede capitolo dopo capitolo. Un po’ come tra le tracce di un disco dei Soundgarden, in ‘Total Fuc***g Godhead’ si corre veloci tra momenti roboanti, ’Superunknown’ che lancia la band nell’olimpo del rock ma anche Chris che bacia la mano alla Regina Elisabetta, e altri più intimi e intricati come il divorzio dalla prima moglie Susan Silver e le lunghe auto-reclusioni alla ricerca della vena compositiva. Il lato oscuro torna, come prevedibile, verso la conclusione. Anche qui, tuttavia, Reiff si limita a ricostruire la cronologia dei passaggi che hanno portato al tragico epilogo del 18 maggio 2017. Forse il cuore di questa eccellente biografia sta proprio nella delicatezza con cui viene trattata una vicenda così scabrosa, una delicatezza riservata prima di tutto alla fragilità dell’uomo Chris Cornell. Può sembrare strano parlare di fragilità in relazione a una rockstar che ha costruito il proprio mito su una manciata di canzoni irruenti e rumorose, ma tant’è. D’altronde, se dalla storia di Chris Cornell è possibile ricavare uno spunto applicabile nella vita di tutti i giorni, quello spunto sta proprio nel rispetto per le debolezze degli altri, anche di quelli che riteniamo esseri superiori, leggende intoccabili, eroi moderni.

Chris-Cornell

Nel finale del libro, infine, Reiff allontana le tenebre che avvolgono la parabola di Cornell, sostenendo che in fondo Chris abbia tenuto fede alla promessa fatta a se stesso molti anni prima, quando ancora era un ragazzo di Seattle a cui piaceva solo scrivere musica e suonare, mentre tornava a casa in macchina dal ristorante dopo il turno serale da aiuto-cuoco. E’ una promessa che preferiamo non svelare, nella speranza che vi venga voglia di scoprirla leggendo ‘Total Fuc***g Godhead’. Al momento non ci è dato sapere se qualcuno si sia accaparrato i diritti italiani del libro e la pubblicazione nel nostro paese rimane un mistero.

In fondo, però, non è poi così difficile immaginare il contenuto di quella promessa. Gli indizi sono sparsi lungo tutta la sterminata produzione musicale di Cornell, che abbiamo provato a condensare in questa playlist.

Dario Costa