BARRACUDA SMART WOOL ON THE ROAD #1

BARRACUDA SMART WOOL ON THE ROAD #1

New York City, Parte 1

Chapter One. “Adorava New York. La idolatrava smisuratamente…” Ah no, è meglio “la mitizzava smisuratamente”, ecco. “Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin…” [...] No, aspetta, ci sono: “New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata.
[ "Manhattan" - Woody Allen, 1979 ]

Ogni volta che atterro al John Fitzgerald Kennedy nel Queens, quando ancora non ho superato il controllo dei passaporti per cittadini non americani e la mia mente – deviata, me ne rendo conto – ha tempo di vagare a piacimento, non so come ma finisco sempre sull’incipit della più bella lettera d’amore cinematografica dedicata a New York.

Un po’ perchè sì, questa città la “mitizzo smisuratamente” anch’io. Un po’ perchè piacerebbe anche a me chiamarla “mia”, alimentando quella malinconica consapevolezza del non poterla abitare essendo alla fine sempre e solo uno dei 63 milioni di turisti che nell’ultimo anno hanno visitato Gotham City.
E un po’ perchè il bianco e nero di quella pellicola, elegante e romantico, è il mio sogno ad occhi aperti quando passeggio per NYC: ci siamo voluti tornare con Barracuda, per carpire ancora una volta le note di “Rhapsody in Blue”, tra le lunghe ombre crepuscolari di una metropoli dal fascino immutato, e immutabile.

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Con addosso le nostre sneakers Smart Wool che ci hanno coccolato durante le nove ore di viaggio dall’aeroporto di Malpensa alla Big Apple, veniamo accolti dall’addetto all’immigrazione per l’ingresso negli Stati Uniti. La mia splendida compagna, Simona, è terrorizzata: prima volta negli States, ha pensato bene alla vigilia di leggersi tutti i forum sulle domande e la severità dei controlli, con il risultato di vedersi già in cella prima ancora di aver messo piede giù dall’aereo.

Ufficiale: “Who are you?” [domanda trabocchetto, all'Intelligence insegnano che le domande più banali sono le migliori per smascherare chi ha imparato a memoria una parte da recitare per non destare sospetti]

Noi: “We’re an italian couple sir” [sempre usare "sir" con la polizia: sembrare ben educati potrebbe aiutare ad evitare sul nascere spiacevoli complicazioni...]

“Uhmmm…what do you mean for “couple” ?”
“…I mean, we are in a relationship”
“I see…are you married?”
“No sir”
“Uhmmm…Does your priest know you’re not?”
“Ehm…nope, he doesn’t sir”
“Better this way. Don’t ever tell him…and welcome to the United States.”

Segue scena di Simo che si scioglie completamente, con tanto di sospiro. Celle e perquisizioni corporali addio, siamo a New York City baby!

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Non è un mistero, da queste parti senza nemmeno impegnarsi troppo è facile imbattersi nel top del top di qualsiasi settore, o qualsivoglia passione.
Per il lato “Arte” non potevamo che (ri)cominciare da un grande classico, usciti dal nostro hotel di Chelsea e imboccata la famigerata Fifth Avenue direzione UpTown: primissima tappa il MoMA, il Museo d’Arte Moderna probabilmente più famoso al mondo, e alcuni tra i migliori “Jackson Pollock”, di cui vi avevamo già parlato su queste pagine.

Inutile decantare organizzazione e gestione, eccellenti marchi di fabbrica: al Venerdì entrano tutti gratis dopo le 16, ma non c’è l’ombra di una fila, zero confusione, un flusso ininterrotto e quasi armonico di migliaia di persone tra i sei piani del museo, tra Van Gogh e Andy Warhol, passando per esibizioni temporanee e un crogiuolo di colori e opere da capogiro.

Come capita spesso a New York, si rimane talmente rapiti da tutto questo spettacolo che i pensieri tornano a terra solo quando costretti dall’esterno: nel nostro caso sono le guardie che ci sollecitano ad uscire dall’edificio, si sono fatte le 20 e siamo rimasti solo noi, nasi all’insù e mandibole spalancate.

nyc3[ pausa a Washington Square , una delle piazze più grandi - e affascinanti - di New York City, insieme alle nostre sneakers Barracuda Smart Wool ]

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Tramonto a Central Park.

I rumori metropolitani sembrano quelli di un altro universo tanto visibile quanto lontano anni luce: difficile immaginare che l’immenso polmone verde di Manhattan sia solo il quinto parco più grande della città, nonostante rimanga naturalmente il più famoso.

Noi ci siamo fatti accarezzare dall’erba e dalla brezza, in attesa che il sole chiudesse il proprio arco dietro la skyline.

Attorno, una combriccola di amici – anche loro scalzi – armata di mazze e guantoni sta giocando a baseball su uno dei tanti campetti di sabbia rossa; una donna legge in costume da bagno azzurro preso direttamente dagli Anni ’50, assaporando gli ultimi raggi d’Agosto come in un quadro di Hopper; uno scoiattolo si prepara per andare in missione-cibo; dei genitori seguono con sguardo distratto i loro pargoli lasciati sguinzagliare liberi – e, a quanto pare, sicuri – insieme ad altri pischelli in giro per il parco.

Così, mentre la sera avvolge Manhattan, “Rhapsody in Blue” e Gerswhin sembrano improvvisamente molto più vicini.

Tip#1: se siete anche voi dei fan di “Manhattan” di Woody Allen, o più probabilmente siete in vacanza con la vostra Lei e cercate un posto appartato dove respirare in modo “diverso” The City, c’è un indirizzo “magico” – oh, ce ne sarebbero tanti altri, prima o poi ve li sveleremo tutti! – dove portarla…“Riverview Terrace”, alla fine della 58th Street Est, proprio sulla riva dell’East River e quasi sotto il Queensboro Bridge. La location è uno dei più famosi set “naturali” di New York City, la scena altrettanto iconica e l’atmosfera magnetica di un film vissuto in tempo reale.
L’effetto, grossomodo e panchina permettendo, è il seguente…

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Per noi è tempo di andare a cena in una steakhouse newyorkese dalle luci soffuse e del jazz live…ci si rivede tra qualche giorno!

SMART WOOL ON THE ROAD EPISODE #1 – continua

Michele Pettene
[
 all photo credits @Simona Saia ]