BARRACUDA CONVERSATION CON…ENRICO SILVESTRIN!

BARRACUDA CONVERSATION CON…ENRICO SILVESTRIN!

Canzoni, dischi e concerti: chiacchierata con Enrico Silvestrin

Per chi ha più di trent’anni e coltiva una sana passione per la musica il nome di Enrico Silvestrin non può che suonare familiare. Primo VJ italiano a trasmettere dagli studi londinesi di MTV e poi volto di spicco dell’incarnazione italiana dell’emittente, Silvestrin vanta anche esperienze a Radio Deejay e Radio Rai oltre che una poliedrica carriera sviluppatasi tra conduzioni televisive e prove d’attore tra cinema e fiction. La musica, però, per Enrico è sempre stata molto più che una porzione, seppur importante, del suo lavoro. E oggi, infatti, è rientrata prepotentemente al centro delle sue giornate con Enrico Silvestrin TV. Proprio dalla voglia di parlare del canale YouTube che porta il suo nome è nata questa chiacchierata in esclusiva per BarracudaStyle.

Partiamo da lontano: parlare di musica è ciò che hai fatto fin dai tuoi esordi, poi hai sperimentato altre strade come quelle del cinema e delle produzioni televisive ma la sensazione è che la passione per la musica non ti abbia mai abbandonato, anche quando ‘per lavoro’ facevi altro.

Non ho mai smesso di amare la musica, sì, e di cercarla, ascoltarla e volerla diffondere. Ad un certo punto, poi, ho realizzato con chiarezza di voler tornare a occuparmi di musica e di riprendermi quel ruolo da divulgatore che sento mio da sempre. Il problema è che in Italia non esiste una realtà che consenta di fare divulgazione musicale, non esiste quella proposta che chi ama davvero la musica vorrebbe trovare. Ciò che esiste è una fetta di pubblico da intercettare e riconquistare ed è una sfida tanto complicata quanto affascinante. Affrontarla da solo, questa sfida, senza un team di supporto come avverrebbe in realtà già consolidate è un lavoro improbo, una lotta quotidiana. Anche perché per guadagnarti da vivere devi fare altro e allora c’è il rischio che la frustrazione per risultati che spesso tardano ad arrivare prenda il sopravvento.

Sul tuo canale YouTube, Enrico Silvestrin TV trovano spazio diversi format, dalle tier list che passano in rassegna l’intera discografia di una band alle prime reazioni a pezzi appena usciti fino ad appuntamenti speciali come la Metal Week e molti altri. L’impressione è che tu, senza avere alle spalle un editore e tutto ciò che comporta, non ti sia mai sentito così libero di sperimentare.

Più che altro cerco di fare in modo che ogni format proposto abbia una sua organicità all’interno del canale. La verità è che non sono uno YouTuber, la mia visione è più vicina a quella di un canale televisivo e la differenza tra i due mondi sta soprattutto nella durata dei programmi, molto più brevi su YouTube rispetto alle abitudini televisive. Per questo motivo mi sto orientando verso format sempre più brevi, cercando di giocare un po’ più dentro alle ‘regole editoriali’ proprie di YouTube in modo da trovare una chiave che possa far funzionare al meglio le proposte del mio canale.

[ qui sopra una delle tier list più attese e dibattute tra quelle prodotte da Enrico ]

Questa libertà di sperimentare si collega direttamente al fatto che, come detto, non c’è un editore dietro a Enrico Silvestrin TV e non c’è nemmeno pubblicità durante i programmi. Raccontaci un po’ come si sostiene il tuo canale YouTube.

Il modo più semplice con cui sostenere Enrico Silvestrin TV è quello di iscriversi al canale e mettere un like ai video che proponiamo, perché questa è la logica con cui YouTube ricompensa in misura maggiore. Poi esiste Patreon, piattaforma statunitense utilizzata da molti YouTubers per raccogliere donazioni, io ho optato per la soluzione più economica chiedendo un dollaro al mese. È come se chiedessi di offrirmi un caffè al mese, eppure da quando ho aperto a questa possibilità mi sono scontrato con la mentalità, tutta italiana, che vorrebbe la gratuità totale per ogni contenuto, di qualsiasi tipo. È una barriera culturale molto difficile da abbattere, ma in fondo è solo da un anno che sto puntando su questo tipo di auto-finanziamento per cui rimango fiducioso.

A prescindere dai format, su Enrico Silvestrin TV si parla di canzoni, dischi, suoni, testi, produzioni e copertine, sempre senza trascurare le emozioni che la musica trasmette. Non trovi che questo modo di raccontare la musica, coniugando l’aspetto tecnico (o da nerd, direbbe qualcuno) a quello emozionale, sia sempre più raro?

In realtà cerco di non ‘nerdare’ troppo, anche se in alcuni format lanciati recentemente mi sono lasciato trascinare da un certo romanticismo che forse sconfina nel feticismo. Mi riferisco a ‘This Cover’, in cui provo a recuperare un po’ di quella meraviglia per le copertine dei dischi che solo chi ha vissuto l’era dei vinili conosce. D’altra parte sono perfettamente cosciente del fatto che esistano generazioni che non solo non hanno mai visto un vinile, ma non hanno mai nemmeno tenuto in mano un cd. E allora, a queste generazioni, vorrei far capire come ci si possa perdere nella copertina di un disco e cerco di riuscirci senza mettermi su un piedistallo, bensì provando ad ammaliare più che a spiegare. Penso che là fuori ci siano un sacco di persone abbandonate, a cui nessuno racconta più la musica in modo appassionato e approfondito, comprese le storie che si celando dietro alle copertine dei dischi. E allora queste persone maturano la convinzione che non ci sia più niente di buono nella musica di oggi, quando invece è solo questione di risvegliare una passione lasciata sopire dalla pochezza dell’offerta divulgativa dei media che potremmo definire mainstream.

Nei programmi di Enrico Silvestrin TV c’è molto rock e anche molto metal, che sono e rimangono la tua comfort zone, anche se poi nelle playlist che proponi spazi attraverso tantissimi altri generi, elettronica in primis. Forse, si potrebbe obiettare, il grande assente è l’hip hop. Si tratta di una scelta? E’ qualcosa su cui stai lavorando?

Amo moltissimo il rap e l’hip hop, fin dai tempi di Radio Deejay in cui Fabio B mi ha aperto a quel mondo, e andrò a vedere Kendrick Lamar quest’estate. Tuttavia, si tratta di un tipo di musica che il pubblico apprezza il giusto, così come avviene con l’elettronica EDM, altro genere che adoro. Nella mia testa vorrei che la programmazione di Enrico Silvestrin TV prevedesse un programma specifico per ogni singolo genere, come accadeva alla vecchia MTV dove la sera, dopo i programmi generalisti del palinsesto giornaliero, potevi trovare ‘Yo! MTV Raps’ o ‘Headbanger’s Ball’. Credo che esista una larga fascia di pubblico interessata a proposte del genere. Pensa solo a qual’è il genere, o addirittura sotto-genere più diffuso oggi come oggi in Italia, quello che registra i numeri più significativi quanto a vendite e concerti: la trap. Eppure in radio non c’è traccia di musica trap, tantomeno in televisione.

[ Non solo format con regole e tempi precisi, ma anche lunghe dirette in cui discutere e ascoltare musica ]

Come detto, nelle tue analisi riservi sempre un’attenzione particolare all’aspetto della cura del suono, della produzione e degli arrangiamenti. Se potessi produrre un disco con quale artista o band ti piacerebbe lavorare?

No, per carità! Non credo di avere affatto la preparazione necessaria per propormi come produttore, però mi piace ascoltare gli altri e provare a capirne il lavoro. Piuttosto mi piacerebbe essere una mosca nello studio di registrazione e osservare un autentico maestro come Joe Barresi (Kyuss, Tool, Queens Of The Stone Age e molti altri) all’opera. La nozione che cerco di trasmettere riguarda più che altro l’importanza che ricopre la produzione per un disco, pensate al remix commissionato dai Pearl Jam a Brendan O’Brien per il ventennale di ‘Ten’: è lo stesso album, ma nella seconda versione suona decisamente meglio, almeno secondo me. La produzione in studio di un disco è paragonabile al montaggio o alla color correction per un film, ad esempio mi viene in mente l’utilizzo che ha fatto Steven Soderbergh di entrambi gli strumenti per ‘Traffic’.

A proposito di dischi: il 2020 si preannuncia un anno denso di uscite importanti. Quali sono quelle più attese da Enrico Silvestrin?

Più del 2019 con ‘Fear Inoculum’ dei Tool credo che non si possa fare a livello di hype! Io cerco di ragionare settimana per settimana e devo dire che già questo primo scorcio di 2020 ha regalato delle uscite notevoli: ‘Mercy’ dei The Men, ‘The Big Exercise’ dei The Homesick, ’Spild’ dei Kvelertak oppure il nuovo di The Weeknd, pop di altissima qualità.

Al di là dei dischi, che ormai vendono pochissimo, il mondo della musica regge il suo fragile equilibrio economico sui concerti e soprattutto sui grandi festival. Allora vorrei chiudere con quest’ultima domanda: se spettasse a te compilare la line up ideale, quella del festival dei sogni, quali 5 artisti o band vorresti in cartellone?

Vediamo: sicuramente Nine Inch Nails e Tool, perché anche se entrambi sono lontano dai rispettivi picchi di carriera rimangono inarrivabili per qualità e innovazione. Poi direi i Radiohead, anche loro forse nella fase calante di una carriera straordinaria, soprattutto perché non sono mai riuscito a vederli dal vivo. E gli altri due nomi in cartellone potrebbero essere i Deftones, che mantengono sempre un posto speciale nel mio cuore, e gli Avett Brothers, a cui voglio bene e che sono in grado di divertire come pochi.

Nell’attesa, speriamo non vana, che qualcuno affidi davvero a Enrico la direzione di un festival o magari la produzione di un disco, è possibile seguire e sostenere i sui sforzi attraverso Enrico Silvestrin TV. In un’epoca dove la musica rischia di essere ridotta a mero sottofondo, è più che mai necessario tornare a parlarne senza isterismi e banalizzazioni. E premiare chi ci prova, con coraggio e generosità, diventa quasi un obbligo morale.

Dario Costa